Chi cerca uno psicoterapeuta si trova spesso davanti a una difficoltà inaspettata: capire che differenza c’è tra i vari approcci. Cognitivo-comportamentale, strategico, psicodinamico, sistemico, interazionista… sono nomi che dicono poco a chi non è del mestiere, ma che descrivono modi molto diversi di intendere il disagio e il lavoro terapeutico.
Se sei arrivato fin qui, forse ti stai chiedendo cos’è la terapia interazionista e come funziona. Magari hai già letto di altri approcci, o hai avuto esperienze precedenti che non ti hanno convinto del tutto, e stai cercando un modo di lavorare che senti più adatto a te.
Sono la dott.ssa Maddalena Bernardi, psicologa online e psicoterapeuta a indirizzo interazionista. In questo articolo ti spiego cos’è l’approccio interazionista, su quali idee si fonda, come si svolge concretamente un percorso e in cosa si differenzia da altri modi di fare terapia.
Cos’è la terapia interazionista?
La terapia interazionista è un approccio che considera il disagio psicologico non come qualcosa che risiede esclusivamente “dentro” la persona, ma come qualcosa che prende forma nelle relazioni, nei contesti e nei significati che costruiamo nel corso della vita.
Deriva da una tradizione di pensiero — l’interazionismo in psicologia — secondo cui l’identità, le emozioni e le difficoltà non sono caratteristiche fisse e isolate dell’individuo, ma processi che si sviluppano continuamente nell’interazione con gli altri e con il mondo.
In altre parole, non siamo “fatti così” una volta per tutte. Ci definiamo attraverso le relazioni, i ruoli che assumiamo, i contesti che abitiamo e le storie che raccontiamo su noi stessi. E se ci costruiamo nelle relazioni, allora possiamo anche trasformarci attraverso di esse.
Il principio di base: i problemi si costruiscono nelle relazioni
Immagina l’immagine che hai di te come un riflesso in uno specchio: quello specchio è lo sguardo che gli altri ti rimandano. Ma non è il riflesso in sé a definirti — è il tuo modo di interpretarlo e di usarlo a fare la differenza.
Da questa prospettiva, un sintomo — l’ansia, l’insicurezza, un conflitto di coppia, il senso di vuoto — non è semplicemente un “malfunzionamento” da riparare. È un’esperienza che assume un significato all’interno della storia personale e relazionale di chi la vive.
Per questo, nell’approccio interazionista, la domanda non è soltanto “come elimino questo sintomo?”, ma anche “che significato ha, in quali relazioni e contesti emerge, cosa lo mantiene?”. Comprendere questo apre possibilità di cambiamento che il semplice tentativo di “spegnere” il sintomo spesso non offre.
Come funziona una terapia interazionista
Un percorso interazionista non segue un protocollo uguale per tutti, perché parte dal presupposto che ogni persona e ogni storia siano uniche.
Nel mio modo di lavorare, il percorso viene costruito insieme: definiamo obiettivi condivisi e modalità coerenti con le tue esigenze, e li rivediamo man mano che il lavoro procede. Non si tratta di ricevere consigli o istruzioni, ma di comprendere insieme come si è costruita una certa difficoltà e quali strade alternative sono possibili.
Concretamente, il lavoro terapeutico può aiutare a:
- comprendere il significato che una difficoltà assume nella tua vita;
- riconoscere le interpretazioni e le abitudini che la mantengono;
- esplorare i ruoli e le relazioni in cui il disagio emerge;
- sperimentare modi diversi di stare nelle situazioni e con gli altri;
- costruire una narrazione di sé più flessibile e meno rigida.
Per farlo utilizzo metodiche narrative, strategiche e cognitive, integrate all’interno della cornice interazionista. Un aspetto che caratterizza il mio modo di condurre le sedute è che non resto in silenzio: parlo, riformulo, faccio domande e restituisco. Molte persone, arrivando da esperienze o da un’idea di terapia più classica, mi chiedono proprio se durante gli incontri intervengo — e la risposta è sì.
In cosa si differenzia da altri approcci
Ogni approccio terapeutico ha una propria logica, e non esiste un metodo “migliore” in assoluto: esiste piuttosto il modo di lavorare che, in un determinato momento, risulta più adatto a una determinata persona.
Alcuni approcci si concentrano soprattutto sulla riduzione dei sintomi attraverso tecniche e protocolli strutturati; altri privilegiano l’esplorazione del passato e delle dinamiche inconsce. L’approccio interazionista non nega l’utilità di lavorare sui sintomi, ma sposta il centro dell’attenzione sui significati e sulle relazioni: più che cercare di eliminare rapidamente un disagio, cerca di comprendere come si è costruito e come si mantiene, perché il cambiamento sia più profondo e duraturo nel tempo.
Se stai valutando diversi metodi e ti interessa capire cosa aspettarti davvero da una terapia, può esserti utile leggere anche l’articolo dedicato ai falsi miti sulla terapia breve, in cui affronto alcune convinzioni diffuse sui percorsi terapeutici.
La cosa più importante, al di là dell’orientamento, resta la qualità della relazione terapeutica: è ciò che, secondo la ricerca, incide di più sull’efficacia di un percorso.
Per quali difficoltà può essere utile
L’approccio interazionista può essere utile in un’ampia gamma di situazioni, soprattutto quando il disagio ha a che vedere con le relazioni, l’identità e il modo di percepire sé stessi. Tra gli ambiti in cui lavoro:
- difficoltà e disagio relazionale in contesti interpersonali, familiari e lavorativi;
- crisi identitarie e cambiamenti di vita;
- disturbi d’ansia e attacchi di panico;
- depressione e disturbi dell’umore;
- elaborazione del lutto;
- autostima e insicurezza.
Il percorso può essere individuale oppure di coppia, a seconda che la difficoltà riguardi soprattutto la persona o le dinamiche relazionali condivise.
Terapia interazionista online
Un approccio che pone al centro le relazioni e i significati si presta particolarmente bene alla modalità online: ciò che rende efficace il lavoro non è il luogo fisico della seduta, ma la qualità dell’incontro e della relazione che si costruisce.
La psicoterapia online consente inoltre di accedere a un percorso da qualsiasi luogo, con continuità e flessibilità, e per molte persone riduce l’inibizione del primo contatto.
Un modo di lavorare costruito insieme
Scegliere un percorso di psicoterapia significa anche scegliere un modo di lavorare in cui ci si riconosce. L’approccio interazionista propone uno sguardo che non riduce la persona a un sintomo o a un’etichetta, ma la considera all’interno della sua storia, delle sue relazioni e dei significati che le attribuisce.
Se questo modo di intendere il disagio ti risuona e vuoi capire se può essere adatto a te, possiamo parlarne.
Prenota la tua prima seduta conoscitiva: 60 minuti per capire insieme se e come possiamo lavorare. Puoi contattarmi tramite WhatsApp o all’indirizzo e-mail info@psicoterapia-on-line.com.
FAQ sulla psicoterapia interazionista
Cos’è, in poche parole, la terapia interazionista?
È un approccio che considera il disagio non come qualcosa che risiede solo dentro la persona, ma come un’esperienza che prende forma nelle relazioni, nei contesti e nei significati che costruiamo.
In cosa si differenzia dalla terapia cognitivo-comportamentale o strategica?
Tutti questi approcci mirano a risolvere il problema e a produrre un cambiamento: cambia la strada per arrivarci. Gli approcci più orientati alla tecnica lavorano soprattutto sulla riduzione del sintomo attraverso protocolli strutturati. Anche l’approccio interazionista porta a risolvere la difficoltà, ma lo fa intervenendo sui significati e sulle relazioni in cui il disagio si costruisce e si mantiene: agendo su ciò che lo genera e lo alimenta — e non solo sulla sua manifestazione più visibile — il cambiamento tende a essere più profondo e a mantenersi nel tempo, riducendo il rischio che il problema si ripresenti sotto altre forme. Non esiste comunque un approccio migliore in assoluto: dipende dalla persona e dal momento che sta attraversando.
La terapia interazionista funziona online?
Sì. Poiché al centro ci sono la relazione – che può essere costruita online – e i significati, il lavoro si svolge efficacemente anche a distanza, mantenendo continuità e flessibilità.
Per quali problemi è indicata?
È particolarmente utile per difficoltà relazionali, crisi identitarie, ansia, umore depresso, elaborazione del lutto, autostima e insicurezza, sia in percorsi individuali sia di coppia.