“Dipendenza affettiva” è un’espressione che circola molto. Forse sei arrivato fin qui dopo averla cercata, perché ti sembra che descriva qualcosa di ciò che vivi: la sensazione di non riuscire a stare senza una persona, il bisogno costante della sua presenza o approvazione, la tendenza a mettere l’altro sempre al primo posto.
Voglio dirti subito da dove parto, perché riguarda il mio modo di lavorare. Non ti dirò “la dipendenza affettiva è questo”. Le parole che usiamo per descrivere ciò che proviamo — questa comprese — non nominano una cosa che esiste già, uguale per tutti, prima che qualcuno la viva. Assumono un significato solo nell’esperienza concreta di chi le pronuncia.
Sono la dott.ssa Maddalena Bernardi, psicologa online e psicoterapeuta interazionista. In questo articolo, più che spiegarti “cos’è” la dipendenza affettiva, provo ad aiutarti a partire da ciò che questa espressione descrive per te.
Perché non parto da una definizione
Molti articoli iniziano stabilendo che cosa “sia” la dipendenza affettiva, con un elenco di caratteristiche e sintomi. Il problema di questo modo di procedere è che rischia di sostituire il tuo vissuto con una descrizione preconfezionata: leggi la definizione, ti ci riconosci in parte, e finisci per adattare la tua esperienza a quella cornice, invece del contrario.
Dal punto di vista interazionista, un’espressione come “dipendenza affettiva” non è una diagnosi né una caratteristica che una persona possiede. È un modo di dare un nome a un’esperienza — e la stessa espressione, come vedremo, racconta cose molto diverse a seconda di chi la usa.
Per questo, nel mio lavoro, non parto dall’etichetta per applicarla alla persona, ma dalla persona per capire se e come quell’etichetta le è utile. A volte lo è, perché aiuta a mettere a fuoco qualcosa; altre volte porta fuori strada, e conviene lasciarla andare.
Cosa può descrivere l’espressione «dipendenza affettiva»
Non un’unica cosa. Quando le persone dicono di sentirsi dipendenti da qualcuno, possono riferirsi a vissuti anche molto lontani tra loro. Per qualcuno è soprattutto la paura di restare solo; per un’altra, la difficoltà a esprimere i propri bisogni senza sentirsi in colpa; per un’altra ancora, un modo di amare che a un certo punto ha smesso di funzionare, o la fatica a lasciare una relazione che fa soffrire.
Ti propongo quindi di leggere ciò che segue non come una lista di sintomi in cui riconoscerti o meno, ma come possibili esperienze diverse che quella parola può coprire:
- sentire che il proprio benessere dipende quasi interamente dall’altra persona;
- avere un bisogno costante di rassicurazioni e conferme;
- fare fatica a stare da soli;
- mettere i bisogni dell’altro sistematicamente prima dei propri;
- evitare di esprimere disaccordo per timore di allontanare il partner;
- restare in relazioni che fanno male, pur volendo andarsene.
Forse ti ci ritrovi in una, in nessuna, o in qualcosa che qui non è scritto. Va bene così: il punto non è incasellarti, ma capire cosa, nella tua vita, ti ha portato a cercare questa parola.
Le domande da cui partire
Più che cercare un’etichetta da applicarti, possono essere utili domande che partono da te:
- Cosa intendo, esattamente, quando dico che dipendo troppo da questa persona?
- In quali momenti questa sensazione diventa più forte?
- Cosa temo che accadrebbe se mettessi al primo posto un mio bisogno?
- Cosa mi costa, oggi, vivere le relazioni in questo modo?
- Come vorrei, invece, poterle vivere?
Sono domande che non hanno una risposta pronta. Ma è proprio a partire da lì — da ciò che quella parola significa nella tua storia — che è possibile comprendere qualcosa e costruire un cambiamento.
Dipendenza affettiva: da dove nascono questi modi di stare in relazione
Qualunque cosa tu stia descrivendo, difficilmente è un tuo difetto o un tratto immodificabile.
Dal punto di vista interazionista, i modi in cui ci leghiamo agli altri si costruiscono nel tempo, attraverso le esperienze, i legami e i significati che abbiamo dato all’amore, a noi stessi e al nostro valore. Spesso si intrecciano con la bassa autostima e con l’insicurezza e il bisogno di conferme: quando la considerazione di sé dipende in gran parte dallo sguardo dell’altro, la relazione può diventare il luogo in cui si cerca continuamente quella conferma. In alcuni casi, questo può accompagnarsi a relazioni insoddisfacenti o squilibrate da cui è difficile allontanarsi.
Se questi modi si sono costruiti nelle relazioni, allora è anche nelle relazioni — compresa quella terapeutica — che possono trasformarsi.
Come uscire dalla dipendenza affettiva
Chi cerca “come uscire dalla dipendenza affettiva” desidera spesso una soluzione rapida. Non esiste una formula, ma è possibile costruire gradualmente un modo diverso di stare nelle relazioni, a partire da ciò che quel modo significa per te.
Nel concreto, può voler dire:
- riconoscere i propri bisogni senza considerarli un peso o una colpa;
- ritrovare spazi, interessi e relazioni al di fuori della coppia;
- imparare a esprimere desideri e disaccordo senza il timore di perdere l’altro;
- comprendere da dove nasce la paura dell’abbandono;
- ricostruire una considerazione di sé meno legata all’approvazione altrui.
Non si tratta di “imparare a non aver bisogno di nessuno” — dipendere gli uni dagli altri fa parte dei legami — ma di poter esserci pienamente in una relazione senza perdere te stesso.
Psicoterapia online: partire dalla tua esperienza
Quando questi modi di vivere le relazioni diventano fonte di sofferenza e si ripetono nel tempo, la psicoterapia online può offrire uno spazio per comprenderli e trasformarli.
Nel mio approccio, il lavoro non consiste nell’applicarti un’etichetta o nel correggere un presunto difetto, ma nel partire da come tu racconti e vivi le tue relazioni, per comprendere insieme come si sono costruite e quali significati le mantengono — e da lì aprire nuove possibilità.
Il percorso può essere individuale oppure, quando la difficoltà riguarda soprattutto la coppia, di terapia di coppia online.
Il punto di partenza sei tu
“Dipendenza affettiva” può essere una parola utile per iniziare a nominare qualcosa, ma resta un punto di partenza, non un verdetto su chi sei. Ciò che conta davvero è il modo in cui vivi le tue relazioni e come ti fa sentire.
Se senti che c’è qualcosa, in questo modo di stare nei legami, che vorresti comprendere meglio, possiamo partire proprio da lì.
Prenota la tua prima seduta conoscitiva: 60 minuti per capire insieme se e come possiamo lavorare. Puoi contattarmi tramite WhatsApp o all’indirizzo e-mail info@psicoterapia-on-line.com.
FAQ sulla dipendenza affettiva
Cos’è la dipendenza affettiva?
È un’espressione che le persone usano per descrivere esperienze anche molto diverse tra loro: non è una diagnosi né una caratteristica fissa. Ciò che conta non è la definizione, ma cosa quella parola descrive nella tua vita.
Come capisco se sto vivendo una dipendenza affettiva?
Più che cercare di incasellarti, può essere utile chiederti cosa intendi quando senti di dipendere troppo da una persona, quando quella sensazione si presenta e cosa ti costa. Sono domande da cui partire, non un test a cui rispondere sì o no.
Come si esce dalla dipendenza affettiva?
Costruendo gradualmente, a partire dalla propria esperienza, un modo diverso di stare nelle relazioni: ritrovare i propri spazi e bisogni ed esprimersi senza timore di perdere l’altro. Un percorso psicologico può accompagnare questo processo.
La dipendenza affettiva è una malattia?
No. È un modo di descrivere un’esperienza relazionale, non una patologia. Ciò che conta è comprenderla a partire da come la vivi tu.